Riscoperta una mappa del 1595 d.C. sul popolo dei Morgetes-Brutii

I ricercatori in Calabria hanno riscoperto per caso la copia di una rara mappa del
XVI secolo d.C., nota come “ Itala nam tellus/Graecia Maior erat (1595)”

La mappa, disegnata da Abraham Ortelius (1528-1598), cartografo fiammingo
(famoso per aver pubblicato il primo atlante moderno), è la prima in cui compare il nome dei “ Morgetes ”.


La mappa dell’Hortelius del 1595 d.C., abbastanza rara, della “collezione Alfonso e Anna Barone di Bisignano”.

I Morgetes o Morgeti era l’antico popolo, che faceva parte del gruppo delle cosiddette genti “italiche”. Li identificano tra coloro che, tra gli Itali, alla morte del re Italos accettarono suo figlio Morgetes quale suo successore, prendendone il suo nome. Secondo Antioco Siracusano, Morgete succedette ad Italo nel governo della Calabria (allora detta Italia).

Antioco Siracusano: ”Regnante in Italia Morgete erat autum tunc Italia Metaponto usque ad Neptunim, maritimam venisse ad uem virum quemdam profugum Roma. Sic enim dicit: cum autem consenuisset Italus, regnavit Morges” dalle parole di Antioco, Morgete iniziò a regnare dopo la morte di Italo.

La situazione politica del passato, e la distribuzione delle popolazioni, viste nella cartina del 1595 d.C., le popolazioni in Italia-Calabria sono divise, in Magna Grecia (Apuftrani, Vrfentini), Brutii (Oenotrii, Morgetes) e Locri (Epizephyrij).

Di questo popolo sconosciuto non si sa molto, nella cartina storica la Calabria vera e propria è indicata come Brutii (Oenotrii, Morgetes), Magna Graecia (Apulftni, Vrfentini) e Locri (Epizephyrij). Quello che infatti è solitamente giudicato come certo è che sotto il regno dei MORGETES, si trovavano: Altanum, Miletus, Vibo Valentia, Sedecula, Lampetes, Hipponum mons, Hippo que, Medema e Emporum Medeme, Herculis portus, Metaurus Stati, Oreftis Portus, Taurianum, Scylla, Scylleum, Postropja, Mallie, Decastidium, Columna Regia, Cenis prom, Criba, Vibnis navale, Amalth cornu, Mamertium, Turres, Subsicium, P. Valary Villa.

In atti ufficiali, Tito Livio (59 a.C.- 17 d.C.) asserisce che nel 212 a.C., in occasione della guerra annibalica, nel Bruttium vi fu il passaggio dei Taureani, unitamente ai Cosentini, sotto la protezione di Roma. «Eodem tempore in Bruttiis ex duodecim populis, qui anno priore ad Poenos desciverant, Consentini et Tauriani in fidem populi Romani redierunt.»

«Allo stesso tempo di dodici stati in Bruzio, che l’anno precedente per i Cartaginesi si era ribellata, Cosenza e Tauriana sono state restituite alla protezione del popolo romano.»

Delle «città di Vibo Valentia, Porto di Ercole, Metauro, Tauriana Oppido, Porto di Oreste e Medma» scrive Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.), in Naturalis historia. «quod mine Vibonem Valentia appellamus, portus Herculis, Metaurus amnis; Tauroentum Oppidum, portus Orestis et Medma.»

«Dopo Vibo Valentia, che ora chiamano il Porto di Ercole, il fiume Metauro; la città di Tauriana Oppido, il Porto di Oreste e Medma.»

Regno della Magna Graecia-Apulftni-Vrfentini
Regno dei Locri-Epizephyrij

Il castello di San Giorgio Morgeto per antiche tradizioni risulta fondato da Re Morgeto, Marafioti: riferisce che secondo Proclo, Re Morgeto dopo la sua morte veniva adorato come Dio, il castello di Morgete sarebbe stato anche sede di oracolo, e che il Re appariva ai solo cittadini di Morgeto.


Disegno, della mappa di Abraham Ortelius del 1595, “cartina geografica antica”, regno dei Morgeti (documento storico).

Altanum- tra Polistena e San Giorgio Morgeto, Postropja-Tropea, Herculis Portus- tra Nicotera-Joppolo e Ricadi (vicino l’attuale Santa Domenica, a Formicoli ”toponimo derivato da una corruzione di Foro di Ercole”, di cui parlano Plinio e Strabone), Emporium Medame- San Ferdinando, Medama- Rosarno, Metaurus Statio- Gioia Tauro, Scylleum Prom (Scylla-Scylleum)- Scilla (descritta da Strabone come uno scoglio simile a un’isola), Oreftis Porus- tra Palmi e Bagnara Calabra, Taurianum- Palmi, Mallie- Fiumara e San Roberto, Miletus- Mileto, Hippo que Vibo Valentia- Vibo Valentia, Vibonis Navale- Vibo Marina , Hipporum- Vibo Valentia ”(la città possedeva un ampio territorio: in epoca greca la sua chora (territorio in greco) era confinante con quella di Locri Epizephiri (Thucid. 5,5,1). Secondo gli studi più recenti il suo territorio doveva avere per confine a nord il torrente Lametos (ora Amato), a sud Nicotera e a est la catena montuosa delle Serre, a ovest il mar Tirreno; in epoca romana il confine dell’ager Vibonensis (così come lo chiama Tito Livio) si era spinto a sud poco più in giù del fiume Mesima (prendendo anche il posto di Medma.)” e Hipponium Mons- Monte di Vibo, Criba- ?, Sedecula- ?, Decastidium- ?.

Nel 445 a.C. l’Italia Bruzii-Morgetes, è posta al confine della Repubbliche di Locri. Intorno al III secolo a.C. si notano contatti con Roma. Nei cantieri navali di Metauros (Gioia Tauro), come in quelli di Ipponio (Vibo Valentia) e Rhegium (Reggio Calabria), si approntano le navi che serviranno nelle guerre puniche ai Romani. Questi, nel 201 a.C., si insediano sul territorio e, oltre a mutare il nome in Metauria, provvedono nel 130 a.C. a far passare da qui la via Popilia (pressoché l’attuale tracciato dell’autostrada A3) e a realizzare nuovi impianti urbani con sistema ortogonale. La città di Metaurus Statio diviene una semplice stazione navale identificata col nome di fiume Metauros (oggi Petrace) e così viene ricordata durante il regno di Tiberio (14-37 d.C.).

« E Castello antichissimo, lo fabricò Morgete figliuolo d’Italo, che per ciò fu chiamato Morgeto.»
(Girolamo Marafioti, Croniche, et antichita di Calabria pag.114, Padova, Ad instanza de gl’Uniti, 1601.)
« Delle più celebri terre della Calabria è quella di San Giorgio detta prima Morgezia, per essere stata edificata da Morgete figliuolo di Italo; ma in progresso di tempo essendo in detta terra edificala la Chiesa con un celebre Monastero di Monaci Basiliani sotto il titolo di S. Giorgio, per la somma divozione di tal Santo e concorso di popoli che venivano da remotissime parti ad adorarlo, lasciato il nome di Morgeto si disse questa terra S. Giorgio; alla quale va unita la terra di Polistena, cos’i detta per essere stata edificata da Polissena Ambiente, cittadina di detta terra di S. Giorgio, nel tempo di Re Roberto in un aulico suo Feudo, dal cui nome poi corrottamente si disse Polistena, come viene notato dal P. Girolamo Marafioti dei Minori Osservanti nelle sue Cronache di Calabria. »
(Domenico Valensise Monografia di Polistena, pag.167.)

© Vincenzo Guerrisi. Tutti i diritti riservati.

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Giuseppe Renda scultore polistenese

Giuseppe Renda nasce a Polistena (RC) l’11 dicembre del 1859, da Francesco e da Clara Lagamba, lascia giovanissimo la sua città natale, e si reca a Napoli.

Il Renda fu allievo di Gioacchino Toma, Tommaso Solari e Stanislao Lista, all’accademia di belle arti di Napoli, dove vinse il concorso d’ammissione al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli.

Divenne direttore della fonderia Laganà di Napoli nel 1898, le sue sculture furono richieste in tutto il mondo, il suo successo fu nelle sue figure, di nuovi elementi tratti dallo stile liberty.

La Fortuna statua in bronzo

Lo scultore prese parte a numerose mostre internazionali di Londra, San Pietroburgo, Barcellona, Vienna, riceve due medaglie d’oro. Le sue esposizioni in Italia furono: Nel 1891 a Palermo con Angelo caduto e Cosi mi ami, nel 1894 a Milano con la Fortuna, nel 1896 con Prima ebbrezza a Firenze, nel 1898 a Torino con Voluttà e nel 1900 a Verona con Ondina.

Fu autore dei monumenti ai caduti di Tropea, Pazzano e Castellammare di Stabia. Importanti i suoi monumenti a Giacomo Leopardi, Tommaso Campanella e al generale Erico Cosenz. Numerose sono anche le sue opere in bronzo, tra cui: Bronzetto Violeta del 1908, bronzetti a Reggio Calabria, il Bronzo Dopo, Bronzo Estasi, La Fortuna. Il Renda muore a Napoli nel 1939.

Al centro dell’atrio della Banca Monte dei Paschi di Siena di Polistena, si trova la statua in bronzo ”La Fortuna” su concessione degli eredi. La statua in bronzo è alta sette metri, di quest’opera esiste un’altra versioni, in gesso situata insieme ad altre statue del Renda, nel palazzo un tempo della famiglia Avati.


A Giuseppe Renda, negli anni novanta gli viene intitolato a suo nome l’istituto Alberghiero e Commerciale di Polistena.

L’artista Carmelo Tropea di Polistena, crea la statua ”La Fortuna” in cartapesta leccese h cm 124 x 114, per fare un degno omaggio al grande Giuseppe Renda.


  1. TropeaMagazine – Il Monumento ai Caduti di Tropeahttp://www.tropeamagazine.it/monumento/index.html
  2. Enzo Le Pera, Enciclopedia dell’Arte di Calabria tra Ottocento e Novecento, in Antiqua et nova, Rubbettino Editore, 2001.
  3. Cesare Sinopoli, Salvatore Pagano e Alfonso Frangipane, La Calabria: storia, geografia, arte, Rubbettino Editore, 2004.
  4. Giuseppe Renda, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell’Enciclopedia Italiana.
  5. Arte Calabrese, autoritratti d’artisti calabresi tra ‘800 e ‘900, su calabriaonline.com.
  6. Centro Studi Polistenesi-Consiglio regionale della Calabria
  7. Dizionario degli Artisti calabrese

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